Cenni storici

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Ma la malattia è anche un simbolo, la rappresentazione di un avvenimento anteriore, il palcoscenico di cui l’Es si serve per rivelare ciò che non può dire attraverso la bocca.                   La malattia – ogni malattia che la si definisca nervosa o somatica, e anche la morte – ha un significato, un senso, proprio come l’atto di suonare il pianoforte. Essa rivela qualcosa sull’Es, in modo più chiaro ed efficace di quanto non potrebbe farlo un’intera vita cosciente: tat tvam asi (tu sei questo). E che strani divertimenti si prende l’Es, il desiderio, l’impulso erotico a muoversi in su e giù, dentro e fuori, deve consumarsi fino a spegnersi, e questo impulso viene simbolizzato nel respiro. E col desiderio si consumano i polmoni, che rappresentano i simboli del concepimento e della nascita, si consuma il corpo, questo simbolo fallico: deve consumarsi, poiché durante la malattia il desiderio s’intensifica, e la colpa non fa che aumentare attraverso la continua dissipazione del seme che si attua simbolicamente nell’espettorazione, perché il desiderio di consumarsi si rinnova continuamente nel tentativo di rimuovere questi simboli che lottano per affiorare a coscienza, perché l’Es mediante la malattia polmonare fa brillare gli occhi e i denti e scatena degli ardenti veleni!”.

 (Groddeck G.,   Il libro dell’Es, Gli Adelphi).

 

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