Rapporto “Io-Sé”.

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Poiché l’Io è solo il centro del campo della mia coscienza, esso non è identico alla totalità della mia psiche, ma è soltanto un complesso fra altri complessi. Distinguo quindi fra l’Io e il Sé, in quanto l’Io è solo il soggetto della mia coscienza, mentre il Sé è il soggetto della mia psiche totale, quindi anche di quella inconscia. In questo senso il Sé sarebbe un entità (ideale) che include l’Io. Nelle fantasie inconsce il Sé appare spesso come una personalità di grado superiore o ideale: così Faust in Goethe e Zarathustra in Nietzche.
C.G. Jung

Il lato scimmiesco della psiche

Se rinunci al tuo Sé5_Jung, lo vivrai nell’altro; in tal modo sarai egoista verso l’altra persona, e la ingannerai. Tutti credono che una vita del genere sia possibile, ma è solo un’imitazione scimmiesca. Cedendo alle tue voglie da scimmia, contagerai gli altri, perché la scimmia induce a scimmiottare*. Così renderai scimmia te stesso e gli altri. Copiandovi a vicenda vivrete secondo le aspettative della media, per cui da sempre – per la smania che tutti hanno di imitare – fu creata un’immagine: quella dell’eroe. Per questo l’eroe fu assassinato, perché tutti noi lo imitavamo in modo scimmiesco. Sai perché non riesci a liberarti del tuo lato scimmia? Per paura di restare solo e di dover soccombere.

Tratto da: C.G. Jung, Il Libro Rosso.
*Scimmiottare: imitare in maniera goffa e maldestra modi
o atteggiamenti altrui.

 

Paura dell’analisi, paura dell’Ombra.

filospinatoE’ un po’ di tempo che mi domando perché è così diffuso il timore di intraprendere un percorso psicoanalitico e perché la psicologia junghiana non viene vista di “buon occhio” come le altre “psicoterapie” dalla comunità accademica, anche se allo stesso tempo è quella più “attraente” e che allo stesso tempo suscita interesse. E poi, guarda caso,è molto in auge la cosiddetta “psicoterapia cognitivo-comportamentale”, nonostante le ricerche abbiano dimostrato l’inefficacia nel lungo termine. Eppure, nel sentire le opinioni delle persone, sembra ci sia una certa consapevolezza sul fatto che qualsiasi sintomo, accidente, malattia e quant’altro dipende da qualche aspetto inconsapevole (Ombra) che non essendo riconosciuto a livello cosciente emerge in modo sintomatico, appunto. Ma di fatto si preferisce prendere qualsiasi scorciatoia per evitare il confronto con quello che Jung chiama Ombra o che Hillman chiama figure archetipiche…i daimon. Così, si preferisce percorrere svariate strade alternative: psicoterapie cognitive, medicina alternativa, omeopatia, diete, meditazione, chirurgia e medicina estetica, religioni orientali, Yoga, droghe, viaggi, massaggi e svaghi di ogni genere che conosciamo tutti…la lista è ormai infinita. Tutte queste strade alternative però, non sono altro che modalità letteralizzanti di affrontare la psiche e le figure archetipiche che ci governano. Con questo non voglio dire che queste discipline, attività o rimedi non siano validi o giusti, tutt’altro. Anch’io per esempio prediligo l’omeopatia, quando possibile, ma come alternativa alla medicina convenzionale e non come alternativa alla conoscenza di se stessi, così come per le altre attività. Eppure, uno dei fondatori della medicina psicosomatica R. Dahlke, direttore di una clinica a Monaco, ritiene che per comprendere qualsiasi malattia, oltre all’aspetto medico bisogna affrontare l’Ombra, condizione questa, necessaria per una eventuale vera guarigione che è differente da una cura. Comunque, come già intuito da Jung, il confronto con l’inconscio, ovvero con l’Ombra, è per l’uomo un’esperienza talvolta angosciante, nonostante questo porta verso una completezza, ma implicherebbe anche un “diverso modo di vedere”. Allora forse, la difficoltà nell’affrontare un percorso analitico risiede nel fatto che l’angoscia che scaturirebbe dal confronto con l’Ombra è superiore al desiderio di guarire.

Dott. Marco Franceschini

La via della croce.

Nessuno può elevarsi al di 11136733_825648987470945_1320654540057488164_nsopra di se stesso se non ha prima puntato contro di sé la sua arma più pericolosa. Chi voglia elevarsi al di sopra di sé scenda in basso e si faccia carico di sé e trascini se stesso fino all’ara sacrificale.Ma quante cose devono accadere a un uomo prima che egli si renda conto che il successo esteriore visibile, che si può toccare con mano, è una via sbagliata! Quali sofferenze devono colpire gli uomini prima che essi rinuncino a saziare sul prossimo la loro brama di potere e volere che tocchi sempre All’altro! Quanto sangue deve ancora scorrere prima che agli uomini si aprano gli occhi per vedere la loro personale via e il proprio nemico, finché non si rendano conto di quali siano i loro veri successi! Tu devi poter vivere con te stesso, non a spese del tuo vicino! L’animale del gregge non è il parassita di suo fratello né il suo tormentatore. O uomo, hai persino dimenticato che anche tu sei un animale. Ma credi ancora che si stia meglio là dove tu non ci sei. Guai a te, se anche il tuo vicino la pensa allo stesso modo. Ma puoi essere certo che lo fa. Qualcuno deve pur incominciare a non essere più infantile….Che il tuo desiderio trovi soddisfazione in te stesso. Al tuo Dio non puoi offrire in sacrificio cibo più prelibato di te stesso….
Dott. Marco Franceschini (tratto da: C. G. Jung, Il Libro Rosso).

Processo di individuazione. Rinunciare all’arroganza.

11051947_842529909116186_6850591151508593952_nSappiamo che per compiere il proprio processo di individuazione, è necessario, tra le altre cose, integrare l’Ombra. Condizione necessaria diventare persone più “complete” e consapevoli delle immagini che costituiscono la psiche stessa. Individuazione che, alla Neumann maniera vuol dire tendere all’asse Io-Sé, dove l’Io cede il predominio a favore di una visione più completa (Sé). Ma quali potrebbero essere i presupposti? Sono diversi e complessi, ma tanto per cominciare ritengo che per poter assimilare l’Ombra, è necessario rinunciare all’arroganza, adottando quindi un atteggiamento reverenziale nei confronti delle immagini che abitano l’Ombra stessa.

Dott. Marco Franceschini

Sul sogno.

 

 

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IL SOGNO, FAMIGLIA INTERIORE… E L’ANIMA DEL SANGUE…
Prendere dimestichezza con i nostri sogni, vuol dire anche familiarizzarci con il nostro stesso mondo interiore. Allora potremmo chiederci ad esempio: “chi vive dentro di me”? Quali sono i miei paesaggi interiori? Quale immagine è frequente, cioè quale immagine torna spesso a trovarmi nel sogno? E perché? Cosa vuole da me? Spesso sono animali, persone e paesaggi. Queste immagini, venendoci a trovare spesso attraverso i sogni, è come se volessero richiedere la nostra attenzione cosciente, fino a prendersi una certa confidenza, come farebbe un amico, talvolta fino all’incubo che ci sveglia di soprassalto, forse perché non vogliamo vedere!? In questo senso Hillman afferma che: “queste immagini vogliono essere conosciute, accudite da noi…prese a cuore. E dopo un po’ di tempo, questa familiarità produce in noi la sensazione di essere a casa e tutt’uno con una famiglia interiore; e questo non è che il senso di consanguineità e affinità con noi stessi, ovvero, come si potrebbe anche dire, è “l’anima del sangue” a un livello profondo. In altre parole, l’interiore connessione con l’inconscio porta ancora una volta a una percezione dell’anima, all’esperienza di una vita all’interno, di un luogo dove abitano i significati.

Dott. Marco Franceschini