Anima come matrice della coscienza.

12049430_10206648582684750_9075228143707301831_nL’anima è un archetipo naturale che riassume in modo soddisfacente tutte le attestazioni dell’inconscio, dello spirito primitivo, della storia della lingua e della religione….Essa è sempre l’ELEMENTO A PRIORI degli umori dell’uomo, delle sue reazioni, e impulsi, e di tutto ciò che esiste di spontaneo nella vita psichica. È qualcosa che ha vita propria e che ci fa vivere; è una vita che è dietro la coscienza e che non può mai essere completamente integrata con questa, ma dalla quale, piuttosto, la coscienza emerge.
Dott. Marco Franceschini (Tratto da C.J. Jung, Opere Vol. 9).

Ricadere nell’errore: una presa di coscienza?

Cappuccetto rossoLe fiabe si basano su alcune funzioni universali della psiche, senza che ci sia alcun ponte verso i contenuti di carattere più personale. Nel lavorare su una fiaba, quindi, ci si trova di fronte alla struttura fondamentale della psiche, una sorta di scheletro dal quale i muscoli e la pelle siano stati tolti, lasciando soltanto gli elementi di interesse generale. Le fiabe rappresentano perciò dei modelli di vita psichica del tutto astratti. In altre parole, le fiabe, se considerate con serietà, svelano il loro carico di significati inconsci ed esercitano una risonanza emotiva molto forte. Sono la rivelazione delle dinamiche archetipiche della psiche inconscia”.                             Inoltre, le fiabe possono essere considerate quale esempio di un’esperienza psichica che, a forza di ripetersi, potrà un giorno originare un equilibrio nel campo della coscienza. In maniera simile, a livello individuale, le persone cadono di continuo nel medesimo tranello e, nonostante sembri che, di volta in volta, abbiamo imparato la lezione, fatalmente ci ricascano di nuovo. Ma, a ogni caduta, forse guadagnano un po’ di terreno in più finché, dopo l’ennesima volta, non giungono ad esclamare:”Sono già stato qui e sono riuscito ad uscirne!”. Ogni ricaduta, quindi, corrisponde a una piccola presa di coscienza e contiene in sé una sorta di segreta conferma del mistero della personalità individuale. Qualcosa di piccolo e di apparentemente insignificante è mutato, ma la storia non finisce qui…

Dott. Marco Franceschini (Tratto da:Marie Louise Von Franz, L’Animus e l’Anima nelle fiabe, ed. Magi)

Scienza o credenza?

12191073_10206815753503916_2116364161005490027_n“Più ci si inoltra nella comprensione della Psiche, più occorre essere cauti con la terminologia, perché è stata plasmata dalla storia e dai pregiudizi. Più si penetra nei problemi di fondo della psicologia, più ci si accosta a idee che sono segnate da pregiudizi filosofici, religiosi e morali. Ecco perché dobbiamo trattare con estrema prudenza certe cose”. (C.G. Jung) Questa riflessione di Jung rappresenta uno sfondo sul quale possiamo disegnare qualsiasi cosa, fino a far scomparire dalla vista lo sfondo stesso, ma allo stesso tempo far emergere la consapevolezza che è proprio da questo sfondo che prende origine il nostro disegno. E questo sfondo sul quale l’uomo ha costruito la propria realtà, così come se la rappresenta e se la “racconta”, modificandola e manipolandola nel tempo, si chiama storia, origine della coscienza. Bisognerebbe quindi rendersi conto che le formulazioni teoriche insieme alla loro terminologia, possono essere plasmate dai pregiudizi dell’epoca di riferimento e non solo. Anche la terminologia utilizzata e la concettualizzazione di ciò che costituisce il tema teorico, risente di questi pregiudizi. Jung quindi suggerirebbe la necessità di un lavoro che vada all’essenziale. Senza questo fondamentale lavoro di base accetteremmo inconsapevolmente moltissime ipotesi e relative teorie, plasmate da pregiudizi non solo di natura logica, ma anche di natura religiosa, filosofica ovvero epistemologica che inevitabilmente presiedono all’agire umano. Il pericolo non starebbe soltanto nella mancanza di accuratezza teorica o di efficacia clinica, ma soprattutto, ritengo, nell’adozione inconsapevole, di una struttura teorica complessa la cui origine e le cui implicazioni ci sono ignote.

Dott. Marco Franceschini

Il progresso come un diavolo?

Frenesia41318Ci precipitiamo sfrenatamente verso il nuovo, spinti da un crescente senso di insufficienza, di insoddisfazione, di irrequietezza. Non viviamo più di ciò che possediamo, ma di promesse, non viviamo più nella luce del presente, ma nell’oscurità del futuro, in cui attendiamo la vera aurora. Ci rifiutiamo di riconoscere che il meglio si può ottenere solo a prezzo del peggio. La speranza di una libertà più grande è distrutta dalla crescente schiavitù allo stato, per non parlare degli spaaventosi pericoli ai quali ci espongono le più brillanti scoperte della scienza. Quanto meno capiamo che cosa cercavano i nostri padri e i nostri antenati, tanto meno capiamo noi stessi, e ci adoperiamo con tutte le nostre forze per privare sempre di più l’individuo delle sue radici e dei suoi istinti, così che diventa una particella della massa, e segue solo ciò che Nietzsche chiama lo “spirito di gravità”. I miglioramenti che si realizzano col progresso, hanno una forza di persuasione immediata, ma col tempo si rivelano di dubbio esito e in ogni caso sono pagati a caro prezzo. In nessun modo contribuiscono ad accrescere l’appagamento, la contentezza, o la felicità dell’umanità nel suo insieme. Per lo più sono addolcimenti fallaci dell’esistenza, come le comunicazioni più veloci che accelerano il ritmo della vita e ci lasciano con meno tempo a disposizione di quanto non ne avessimo prima. Omnis festinatio ex parte diaboli est: tutta la fretta viene dal diavolo! 

Dott. Marco Franceschini (tratto da: C. G. Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni)

Ombra e proiezione

12509275_10207289391344566_3926640702147337142_nL’ombra fa si che tutte le intenzioni e gli sforzi dell’uomo si trasformino alla fine nel loro opposto. Tutte le manifestazioni che derivano dall’ombra vengono dall’uomo proiettate su un anonimo “male” che esisterebbe nel mondo, in quanto ha paura di trovare in se stesso la vera fonte di ogni aspetto negativo. Tutto ciò che l’uomo non vuole e non desidera, deriva dalla sua propria ombra, che è la somma di ciò che egli non vuole avere. Però il rifiuto di confrontarsi con una parte della realtà e di viverla non porta affatto a nessun successo. Al contrario, le realtà rifiutate costringono l’uomo ad occuparsi di loro in maniera particolarmente intensa. Questo avviene per lo più attraverso il circuito vizioso della proiezione, perché se si è rifiutato e represso in sé un determinato principio, fa sempre paura incontrarlo di nuovo nel cosiddetto mondo esteriore.

Rapporto “Io-Sé”.

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Poiché l’Io è solo il centro del campo della mia coscienza, esso non è identico alla totalità della mia psiche, ma è soltanto un complesso fra altri complessi. Distinguo quindi fra l’Io e il Sé, in quanto l’Io è solo il soggetto della mia coscienza, mentre il Sé è il soggetto della mia psiche totale, quindi anche di quella inconscia. In questo senso il Sé sarebbe un entità (ideale) che include l’Io. Nelle fantasie inconsce il Sé appare spesso come una personalità di grado superiore o ideale: così Faust in Goethe e Zarathustra in Nietzche.
C.G. Jung

Il lato scimmiesco della psiche

Se rinunci al tuo Sé5_Jung, lo vivrai nell’altro; in tal modo sarai egoista verso l’altra persona, e la ingannerai. Tutti credono che una vita del genere sia possibile, ma è solo un’imitazione scimmiesca. Cedendo alle tue voglie da scimmia, contagerai gli altri, perché la scimmia induce a scimmiottare*. Così renderai scimmia te stesso e gli altri. Copiandovi a vicenda vivrete secondo le aspettative della media, per cui da sempre – per la smania che tutti hanno di imitare – fu creata un’immagine: quella dell’eroe. Per questo l’eroe fu assassinato, perché tutti noi lo imitavamo in modo scimmiesco. Sai perché non riesci a liberarti del tuo lato scimmia? Per paura di restare solo e di dover soccombere.

Tratto da: C.G. Jung, Il Libro Rosso.
*Scimmiottare: imitare in maniera goffa e maldestra modi
o atteggiamenti altrui.